E-cig: uno strumento efficace per smettere di fumare

17 agosto 2016
Dopo una certa polemica e resistenza, la comunità scientifica si sta ricredendo sulle sigarette elettroniche: le e-cig sembrano aumentare la possibilità di ridurre il tabacco fumato. L'ottima notizia non deve far dimenticare però che per smettere col fumo servono anche altri approcci. Ce lo spiega il nostro counselor, Massimo Serra, forte dell'esperienza dei corsi di disassuefazione LILT.

Quando nel 2003 il farmacista cinese Hon Lik mise a punto la prima sigaretta elettronica, aveva un obiettivo molto personale: voleva smettere di fumare. Il vizio del fumo aveva ucciso suo padre e lui era fortemente intenzionato a non fare la stessa fine. Oggi Lik è diventato un uomo ricco, ma non sappiamo se abbia smesso.

La domanda che viene spontanea è dunque: la sigaretta elettronica serve a smettere di fumare? Premessa: quando il tentativo di smettere è autogestito, in genere vi sono grandi percentuali di ricadute. E il fumatore, frustrato, si sente in vicolo cieco. Ecco, la sigaretta elettronica se utilizzata con l'obiettivo di cessazione, risente del meccanismo dell'autogestione. I frequenti insuccessi di cessazione che si verificano con il device (e-cig) alimentano ulteriormente la sfiducia nel riuscire a smettere definitivamente.

Ma si può fare di più. In base alle linee guida internazionali per promuovere la cessazione della dipendenza dal fumo, sono ritenute valide una serie di indicazioni diversamente integrate: protocollo ad indirizzo psicologico comportamentale, utilizzo dei sostituti della nicotina (cerotti, chewing-gum, etc), counseling individuale (colloqui motivazionali), farmaci come vareniclina, bupropione, citisina. La sigaretta elettronica è una via utilizzabile.

Ma la sigaretta elettronica non era è tossica?


L'utilizzo di questo mezzo fino alcuni anni fa aveva incontrato, per le incertezze sulla sua tossicità, una resistenza nella classe sanitaria. Ora invece è intervenuta una delle fonti più rigorose, la Cochrane Collaboration, punto di riferimento internazionale per una corretta informazione in ambito della salute: un'organizzazione che mette insieme esperti indipendenti e accaniti contro qualunque operazione di marketing di farmaci e presidi, per valutarne le prove di efficacia. La Cochrane Collaboration, dopo aver valutato numerosi studi scientifici - 13 tra il 2004 e il 2013 – ha concluso: la sigaretta elettronica a base di nicotina aumenta la probabilità di smettere o di ridurre la quantità di sigarette fumate.

Recentemente (nel 2015) il Public Health England (PHE), l'agenzia pubblica di salute inglese, ha pubblicato un rapporto per sostenere l'uso della sigaretta elettronica come mezzo per ridurre i danni da tabacco. Secondo l'ente, le e-cig sono meno dannose per la salute delle sigarette tradizionali.
Come mai? Facciamo un passo indietro. Per chiarire il concetto di riduzione del danno da tabacco bisogna comprendere la differenza tra i prodotti della combustione del tabacco da una parte e l'effetto della nicotina dall'altro. Quando si accende una sigaretta, sulla cima, -dove si forma la brace - si sviluppano fino a 800 gradi: qui vengono prodotte per combustione del tabacco delle sostanze che intervengono nella carcinogenesi di numerosi distretti esposti, direttamente o indirettamente al fumo, che condizionano pesantemente tutto l'organismo. La nicotina invece è la responsabile della dipendenza: rende difficile smettere di fumare.
Ecco: nelle e-cig non avviene il processo di combustione, né tanto meno è presente il tabacco, e quindi non si sviluppano sostanze cancerogene.

La sintesi del report PHE è stata recentemente ripresa e puntualizzata su Tabaccologia, l'organo ufficiale della Società italiana di tabaccologia (SITAB), in cui due medici, Vincenzo Zagà e Daniel L. Amram, scrivono che “le e-cig sono sul mercato ormai da anni, milioni di persone le usano, non sono riportati esiti fatali da utilizzo e non c'è alcuna evidenza, al momento attuale, che possono portare a un danno serio”. Sulla stessa linea anche l'oncologo Umberto Tirelli, primario della divisione di Oncologia medica dell'Istituto Nazionale Tumori ad Aviano (PN). In un'intervista sull'argomento (Repubblica-Salute 2015) ha dichiarato che “la nicotina in quanto sostanza, non è particolarmente dannosa. Il problema per la salute è rappresentato invece dai derivati della combustione del tabacco. Sono quelli a fare venire il tumore alla bocca o ai polmoni. Dunque a tutti i forti fumatori che vogliono ma non riescono a smettere, così come ai pazienti oncologici che nonostante la malattia non riescono ad abbandonare il vizio, io consiglio caldamente la sigaretta elettronica. Riduzione del danno significa proprio questo...”.

Cosa succede nei corsi LILT?

All'interno del percorso per la disuassefazione della LILT, si assiste ad una gamma di casi: c'è chi, pur presentando una disponibilità all'utilizzo della sigaretta elettronica, non è riuscito a smettere - o ha avuto una ricaduta – ma ci sono anche persone che sono riuscite a fare il corretto e modulato transito dalla sigaretta normale alla e-cig e che, successivamente, hanno ridotto la nicotina addittivata nella sigaretta elettronica fino alla riduzione a 0. In molti casi sono riusciti ad eliminare totalmente il device. Ora non sono più schiavi del fumo: sia quello della sigaretta normale o quello meno dannoso “elettronico”.



Massimo Serra
Addiction Counseling-Lilt
Aiuto nella Dipendenza Tabagica


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