Vuoi smettere di fumare? Usa la mindfulness

19 settembre 2016
Mindfulness significa “consapevolezza”. In ambito psicologico vuol dire essere presente ai propri pensieri, azioni e motivazioni. Nell’ambito delle problematiche legate alle tossicodipendenze, come quella del fumo, ha dato prove di estrema efficacia. E' un approccio che origina dalle discipline orientali ed è conosciuto come MBRP (Mindfulness Based Relapse Prevention), sviluppato nel Addictive Behaviour Research Center dell’Università di Washington. Ce lo spiega il nostro counselor,Massimo Serra

Il concetto di mindfulness deriva dagli metodiche di meditazione buddiste (Vipassana), dalla filosofia Zen e dalle pratiche Yoga, ma questo modello è stato assimilato ed utilizzato come paradigma autonomo anche in alcune discipline psicoterapeutiche italiane, europee e d'oltre oceano come la Mindfulness-Based Cognitive Therapy (MBCT), l’Acceptance and Commitment Therapy (ACT) e la Functional Analytic Psychotherapy (FAP).

Tutte le pratiche hanno lo scopo di promuovere e favorire maggiore consapevolezza degli elementi di innesco che portano all’uso di sostanze (trigger), degli schemi abituali implicati nei comportamenti di dipendenza e delle reazioni “da pilota automatico” che portano a mettere in atto comportamenti disfunzionali di uso e abuso. Le pratiche di mindfulness previste sono progettate per promuovere l’osservazione dell’esperienza presente e portare consapevolezza rispetto alla gamma di scelte che ognuno può mettere in atto.

Mindfulness è quindi una modalità di prestare attenzione, momento per momento, nell'hic et nunc in modo intenzionale e non giudicante, al fine di risolvere (o prevenire) la sofferenza interiore e raggiungere un’accettazione di sé. Questo avviene attraverso una maggiore consapevolezza della propria esperienza che comprende: sensazioni, percezioni, impulsi, emozioni, pensieri, parole, azioni e relazioni.

Migliorare questa modalità di prestare attenzione permette di cogliere, con maggiore prontezza, il sorgere di pensieri negativi che contribuiscono al malessere emotivo. La padronanza dei propri contenuti mentali e degli stili abituali di pensiero – la capacità di automonitoraggio - permette maggiori possibilità di esplorazione, espressione e cambiamento di tali contenuti. La mindfulness consiste quindi nella capacità di sviluppare e mantenere un’attenzione consapevole. Quindi non è una tecnica di rilassamento, ma una pratica per sviluppare l’attenzione volontaria. Lo scrittore e biologo Joan Kabat-Zinn la definisce come “porre attenzione in un modo particolare: intenzionalmente, nel momento presente e in modo non giudicante.” Con la mindfulness si vuole quindi, aiutare a sostituire nella vita quotidiana comportamenti reattivi, automatici e distruttivi con scelte consapevoli e appropriate al contesto.

Nel caso della dipendenza tabagica, bisogna supportare il fumatore che ha intrapreso la dismissione dal fumo o il mantenimento dell'astensione, il vero grande scoglio del suo percorso. Istruire su alcune delle pratiche mindfulness può dotare il fumatore di maggiori strumenti “interni” per non seguire lo stimolo, aumentare il controllo personale e influenzare positivamente l'attenzione e l'apertura a esperienze esterne, per fare emergere risorse latenti con favorevole influsso della stima di sé, dell'autoefficacia e dell'autodeterminazione (empowerment).

L'allenamento della consapevolezza permette di affinare l'attenzione del tabagista verso questi meccanismi che deteriorano l'umore e depotenziano le capacità di ripresa psicologica o la prevenzione in clinica delle recidive depressive. La persona si pone così da una condizione di nemica di se stessa, in alleata di se stessa.

Massimo Serra
Psicopedagogista e Counselor
Addiction Counseling-Lilt


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